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Archivio, Finanza agevolata

MF Milano Finanza – “Perché la transizione 5.0 è molto più di un semplice tagliando agli incentivi”

Posted on Dicembre 22, 2025

Da diversi mesi è in atto l’iniziativa da parte del Governo, finalizzata alla rimodulazione dell’attuale Piano Transizione 4.0 nella prospettiva di una imminente promulgazione di un nuovo Piano Transizione 5.0. Ciò si innesta in un contesto in cui dall’analisi dei dati di Centro Studi di Ucimu emerge una crescente preoccupazione riguardo alla frenata del comparto dei costruttori italiani di beni strumentali, in quanto, se già nel primo trimestre gli ordinativi avevano fatto registrare un calo complessivo del 23,7%, i numeri del secondo trimestre riportano un ulteriore diminuzione del 21,8% rispetto al periodo aprile-giugno 2022, dove in particolare sul fronte interno (cioè senza considerare la componente di export) gli ordini raccolti hanno segnato un arretramento del 38,3%.Le dichiarazioni del ministro delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), Adolfo Urso paiono rappresentare una direzione delle scelte politiche in corso atta a contrastare questo trend attraverso misure «semplici, automatiche e non selettive» con una «intensità delle agevolazioni aumentata e rafforzata». In quest’ ottica emerge pertanto un primo aspetto rilevante che riguarda la forma degli incentivi: così come anche dimostrano i dati sull’avanzamento della spesa del Pnrr, gli incentivi automatici sono quelli che meglio hanno funzionato in termini di risultati e di numero di imprese beneficiarie: la Missione 1, Componente 2 del Piano di Ripresa e Resilienza, che contiene appunto il rifinanziamento del Piano Transizione 4.0, vede infatti raggiunti a pieno, se non superati, tutti i target preposti nel periodo, a differenza di altre linee che, prevedendo incentivi alle imprese con forme valutative o negoziali, hanno riscontrato alcune criticità.Esiste inoltre un altro tema rilevante che riguarda la natura sostanziale della finalità che il Mimit sta riflettendo di dare al Piano Transizione 5.0. Fino a oggi, con l’attuale Piano Transizione 4.0, gli investimenti e le attività aziendali sono stati incentivati mediante un set di strumenti tra di loro disgiunti quali Ricerca e Sviluppo, Innovazione, Design, Investimenti 4.0, Formazione 4.0, a cui si è aggiunta la nuova formulazione del Patent Box, a supporto dalla creazione di asset immateriali tutelabili. Questa impostazione ha consentito ottimi risultati in termini disaggregati per le specifiche finalità, ma provando a fare una valutazione dell’impatto complessivo sui processi aziendali delle imprese italiane (come confermano i dati del Centro Studi di Warrant Hub, che evidenziano una media di 1,3 incentivi utilizzati per singolo progetto) spesso queste hanno beneficiato di uno solo degli strumenti del set, non cogliendo l’occasione di sviluppare una progettualità più ampia, che potesse essere supportata da tutte le misure del piano.Il modello di sviluppo secondo i paradigmi del 5.0 punta a rafforzare il legame tra le due transizioni in atto a livello europeo, quella digitale e quella ecologica, in quanto l’uso di tecnologie digitali abilitanti aiuta le imprese migliorare la produttività e la sostenibilità delle attività in termini di riduzione dell’impatto ambientale delle lavorazioni. Dai dati emerge, pur in uno scenario in evoluzione storica positiva (l’Italia ha superato la media europea sulla eco-innovazione nel 2020 e sulla integrazione delle tecnologie digitali nel 2021), un quadro complessivo caratterizzato da alcune carenze specifiche: in primis una scarsa capacità di gestire input e output di eco-innovazione con risultati economico sociali soddisfacenti ed in secondo luogo un gap sulla componente dello Human Capital con riferimento alle tecnologie digitali. Si rileva di conseguenza la necessità di doversi attivare, per colmare tali distanze rispetto agli altri Paesi europei, al fine di creare competenze e processi strutturati all’interno delle imprese che consentano di combinare in modo organico ed efficacie gli investimenti (in R&D, in innovazione, in beni strumentali e in formazione), tali da determinare effetti misurabili sull’intera impresa.Incentivare maggiormente gli investimenti che saranno parte di un progetto aziendale più ampio potrebbe andare nella direzione di recupere i gap sopra descritti e l’introduzione del Piano Transizione 5.0 parrebbe essere quindi molto di più di un semplice tagliando agli incentivi esistenti, quanto più invece uno strumento di politica industriale a lungo periodo atto a supportare lo sviluppo digitale e sostenibile delle imprese italiane, mediante l’adozione di un approccio integrato che ponga al centro la valorizzazione delle progettualità aziendali.

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