È una vera bancarotta idrica quella che rischiano molte aree del pianeta. Secondo un recente rapporto dell’ONU, un numero crescente di territori si trovano in una condizione in cui i prelievi d’acqua superano stabilmente la capacità dei bacini naturali di rigenerarsi. Le cause sono legate all’azione dell’uomo: inquinamento, sfruttamento eccessivo delle risorse e il cambiamento climatico, per citare solo le più evidenti. In alcune zone i danni ai bacini idrici sono quasi irreversibili, ma questo non significa che non si possa intervenire.
Anche le imprese, nello specifico, possono fare molto. E, in molti casi, farlo significa risparmiare perfino risorse e, quindi, denaro.
Water footprint: misurare i consumi per ridurre sprechi e costi
Uno strumento utile a questo proposito è la water footprint, che permette di individuare e analizzare i consumi idrici di un’organizzazione; conoscere dove e come si utilizza l’acqua consente spesso di individuare margini di razionalizzazione che si traducono in una riduzione dei consumi e delle spese relative.
Proprio questo strumento è al centro di un servizio innovativo di Studio Fieschi & soci – Tinexta Innovation Hub. La water neutrality (in italiano, neutralità idrica), così si chiama, permette alle aziende di azzerare il bilancio netto della propria impronta idrica, cioè degli impatti che derivano dall’uso e dal deterioramento delle acque.
«Un’impresa può consumare l’acqua oppure prelevarla dall’ambiente con una certa qualità e poi restituirla più inquinata», spiega Ugo Pretato, direttore tecnico di Studio Fieschi. Il ricorso a tecnologie specifiche consente «non solo un risparmio della risorsa, ma anche di mantenere l’acqua più a lungo nei cicli industriali, favorendo una maggiore circolarità».
Compensazione idrica: interventi locali per proteggere i bacini
Così come avviene con i progetti di riforestazione, anche quando si parla di acqua sono poi attuabili misure compensative di quella quota che non può essere ridotta. «Servono in questo caso interventi che generino risparmi idrici proporzionali alla quota da compensare. I ricercatori insistono su una differenza: mentre le compensazioni di gas a effetto serra si possono fare anche in luoghi diversi da quello in cui si trova l’azienda poiché gli impatti climatici sono globali, quelli di water compensation devono preferibilmente essere svolti nello stesso bacino idrico dal quale si preleva la risorsa, soprattutto per gli impatti diretti. C’è, insomma, un legame più stretto con il territorio».
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