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Internazionalizzazione

Export agroalimentare Made in Italy: la sfida dei 100 miliardi non è una questione di volumi

Posted on 27 Gen alle 4:52 pm

L’agroalimentare italiano non è solo una tradizione culturale: è una delle leve economiche più solide e resilienti del Paese.
Oggi rappresenta uno dei pochi settori capaci di coniugare identità, industria e competitività globale.

Nel periodo giugno 2024 – maggio 2025, l’export alimentare italiano ha raggiunto i 70 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa. Se si osserva l’intera filiera, il valore complessivo supera i 707 miliardi di euro.
(Fonti: Coldiretti – Forum Internazionale dell’Agricoltura 2025, Federalimentare, ISTAT)

Ma il dato forse più rilevante è un altro: per la prima volta in oltre un decennio, l’Italia ha ribaltato la propria bilancia commerciale agroalimentare, passando da un deficit di 7,6 miliardi nel 2014 a un saldo positivo superiore a 1 miliardo.
(Fonte: ISMEA / Elaborazione Coldiretti su dati ISTAT)

Non è solo crescita. È maturità del sistema.

Dove l’Italia è già leader (e perché conta)

✔ Pasta e derivati del pomodoro: leadership mondiale con quote difficilmente replicabili
✔ Formaggi e vino: secondo posto globale
✔ Olio, salumi, conserve: categorie premium in espansione

Questa forza non nasce solo dalla qualità del prodotto, ma da una combinazione più complessa: denominazioni d’origine, capacità industriale, innovazione di processo e storytelling di filiera.
Elementi che oggi non sono più accessori, ma determinanti nelle scelte dei buyer internazionali.

Le quattro forze che stanno riscrivendo i consumi globali

I dati mostrano con chiarezza come stia cambiando la domanda:

  1. Qualità verificabile
    Il 78% dei buyer food considera la tracciabilità completa un requisito essenziale nella selezione dei fornitori.
    (Food Safety Supply Chain Vision Study)
  2. Salute e funzionalità
    Il consumatore non compra più solo “senza”, ma “ricco di”. Nel 2024 la spesa per alimenti salutistici è cresciuta del +20%.
  3. Sostenibilità dimostrabile
    Oltre il 60% dei responsabili acquisti food & beverage valuta la performance ESG come fattore decisivo.
  4. Esperienza premium, on-demand
    Il 75% dei buyer retail cerca prodotti premium convenience: ready-to-eat evoluti, meal kit, soluzioni ad alto contenuto di servizio.
    (Osservatorio Food Retail, 2024)

Il punto chiave è che il valore percepito si sposta sempre più dal prodotto al sistema che lo sostiene.

Dove cresce l’export italiano

L’Unione Europea assorbe oltre il 55% dell’export agroalimentare, con risultati particolarmente positivi in:

  • Germania (+12,6%)
  • Polonia (+17,1%)

Parallelamente, mercati come Turchia (+11,3%) e l’area Medio Oriente / Nord Africa offrono opportunità rilevanti, ma richiedono approcci strutturati, capaci di gestire normative, logistica e complessità geopolitica.

Dazi, geopolitica, logistica: la complessità come fattore competitivo

Nel contesto attuale, dazi e tensioni geopolitiche non sono più variabili straordinarie.
Sono condizioni strutturali.

Per le imprese agroalimentari questo implica:

  • presidio delle normative doganali,
  • diversificazione geografica,
  • dialogo continuo con istituzioni e organismi di riferimento.

Sempre più spesso, la differenza non la fa chi evita la complessità, ma chi sa governarla.
È in questa direzione che si colloca il nostro contributo come Tinexta Innovation Hub di abilitatori di processi di export, integrando competenze su strategia, soluzioni digitali e sviluppo commerciale.

Volumi o valore: una scelta che definisce il futuro del brand

La strategia distributiva internazionale non è neutra.
La GDO consente volumi rapidi, ma richiede struttura, certificazioni e l’accettazione di margini più compressi.

I canali premium e B2B — HORECA, specialty store, importatori di nicchia, Direct-to-Consumer — permettono invece di difendere posizionamento e valore, con margini mediamente superiori del 15–20%, a fronte di tempi più lunghi di costruzione.

Questa non è solo una scelta commerciale: è una decisione strategica che incide su brand, organizzazione interna e sostenibilità economica dell’export nel medio-lungo periodo.
Un tema sempre più centrale nei percorsi di internazionalizzazione accompagnata.

Quando il digitale diventa una prova per il buyer

Nel food & beverage, il digitale non serve solo a “farsi vedere”.
Serve a ridurre il rischio percepito dal buyer internazionale.

Una presenza digitale coerente dimostra che:

  • il prodotto ha domanda reale,
  • l’azienda è strutturata,
  • il brand è già attivo sul mercato target.

In questo equilibrio:

  • LinkedIn lavora sulla credibilità B2B,
  • Instagram e YouTube costruiscono desiderabilità e storytelling,
  • TikTok intercetta trend e segnali deboli utili anche in fase di trattativa.

Il digital export diventa così parte integrante del processo commerciale, non un’attività parallela — principio alla base di molti modelli operativi sviluppati anche da Tinexta Innovation Hub.

Dalla visione all’azione: un metodo replicabile

Trasformare l’export in risultati richiede un processo strutturato:

  1. Analisi preliminare di mercati e competitor
  2. Piano operativo con obiettivi, KPI e roadmap
  3. Sviluppo commerciale su prospect qualificati

L’obiettivo non è il singolo contatto, ma la costruzione di un sistema commerciale ripetibile, spesso supportato da figure di affiancamento operativo come il Temporary Export Specialist.

Verso il 2030: la sfida dei 100 miliardi

Raggiungere i 100 miliardi di export agroalimentare non sarà una conseguenza automatica della qualità del prodotto.
Serviranno:

  • digitalizzazione dei canali,
  • protezione del Made in Italy,
  • innovazione e sostenibilità,
  • competenze export sempre più verticali.

In questo scenario, realtà come Tinexta Innovation Hub non si sostituiscono alle imprese, ma ne amplificano la capacità di competere, aiutandole a trasformare l’eccellenza produttiva in presenza stabile sui mercati internazionali.

Perché nel prossimo ciclo di crescita non vincerà chi esporta di più, ma chi esporta meglio, con metodo e visione.

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