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Digital transformation

Perché il trasferimento tecnologico è una leva fondamentale per l’innovazione digitale

Posted on Gennaio 1, 2023

Per restare competitivi in un’epoca di profonde e soprattutto rapide trasformazioni, come quella che stiamo vivendo, è fondamentale non soltanto conoscere le opportunità offerte dai nuovi paradigmi tecnologici, ma anche dotarsi delle competenze che rappresentano un pre-requisito essenziale per rendere realmente efficaci gli investimenti in nuove tecnologie.In questo contesto diventa centrale il ruolo del trasferimento tecnologico, cioè di quel processo che consente alle imprese di accedere a un bagaglio di conoscenze e tecnologie che non sarebbero in grado di sviluppare in autonomia.PID, DIH e Competence Center nel piano Industria 4.0Al tempo in cui fu lanciato il piano Industria 4.0, sul finire del 2016, il Governo aveva ben chiaro che per consentire alle aziende di fare un passo importante nella direzione della digital transformation occorreva sia incentivare l’acquisizione delle tecnologie abilitanti sia supportare lo sviluppo delle competenze e la realizzazione di infrastrutture abilitanti.Di qui la decisione di creare un Network nazionale formato da tre tipi di strutture: i PID, Punti impresa digitale, i DIH, Digital Innovation Hub, e i Competence Center.I PID sono di fatto degli uffici delle Camere di Commercio e rappresentano il primo punto di contatto per le imprese, fornendo servizi di orientamento e valutazione della maturità digitale.I Digital Innovation Hub nascono su iniziativa di associazioni di categoria come Confindustria, Confartigianato, CNA ecc., anch’essi con l’obiettivo primario di guidare le imprese in un percorso di crescita della maturità digitale.I Competence Center, infine, sono dei partenariati pubblico-privato dotati di una vera e propria struttura, con tanto di demo center e linee pilota. Nate a seguito di un complesso iter amministrativo che ne ha finanziato la strutturazione e i primi tre anni di attività con 72 milioni di euro, le otto nuove realtà distribuite sul territorio nazionale sono in grado di offrire servizi di orientamento, formazione e linee pilota dimostrative e fungono anche da “agenzia” del Governo per co-finanziare progetti di ricerca e sviluppo sperimentale ad alto TRL (Technology Readiness Level), cioè per aiutare queste progettualità ad avviarsi verso la fase della commercializzazione.L’Atlante i4.0Le buone intenzioni con cui era stato concepito il Network I4.0 non hanno però raggiunto del tutto gli effetti sperati: il numero di PMI raggiunte, soprattutto dalle strutture più specialistiche, non è stato elevatissimo. Inoltre, queste strutture si sono andate ad aggiungere a tutti gli altri attori che già operavano sul sistema del cosiddetto trasferimento tecnologico, causando una frammentazione che non ha certamente aiutato le imprese a capire chi fa cosa.Basti pensare che già nel 2020 l’Atlante i4.0 mappava circa 600 strutture tra PID, DIH, Competence Center, Centri di Trasferimento Tecnologico, Incubatori Certificati, FabLab e ITS. Oggi questo numero è aumentato fino a superare le 700 strutture.Trasferimento tecnologico e PNRRCon l’arrivo del PNRR le cose sono ulteriormente cambiate. Al macro-tema del trasferimento tecnologico, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Italia Domani dedica un’intera componente (Missione 4, Componente 2: “Dalla ricerca all’impresa”) con una dotazione di circa 13 miliardi di euro.Queste risorse sono destinate a sostenere gli investimenti in R&S, a promuovere l’innovazione e la diffusione delle tecnologie e a rafforzare le competenze e sono gestite in gran parte dal Ministero dell’Università e della Ricerca e per il resto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.In particolare, l’investimento 2.3 stanzia 350 milioni per rafforzare il sistema del trasferimento tecnologico italiano, anche attraverso un processo di riorganizzazione e razionalizzazione dei centri esistenti.Di fatto le risorse vengono utilizzate per rifinanziare e potenziare gli 8 Competence Center esistenti e per finanziare la nascita di “almeno 42 nuovi centri”.La fase due dei Competence CenterDei 350 milioni complessivi, 113,4 milioni di euro sono stati destinati al rifinanziamento degli 8 Competence Center che, vale la pena ricordarlo, sono i seguenti:Cim 4.0 con sede a TorinoMade con sede a MilanoBi-Rex con sede a BolognaArtes 4.0 con sede a Pontedera (PI)Smact con sede a VeneziaMedITech con sede a NapoliStart 4.0 con sede a GenovaCyber 4.0 con sede a RomaI 13,4 milioni serviranno a completare gli investimenti infrastrutturali di alcuni Competence Center, mentre i restanti 100 milioni (circa) a finanziare le attività su cui si concentreranno i Competence Center in questo secondo triennio di attività.I campi di azione dei Competence Center nel periodo 2023 – 2025 saranno sostanzialmente due.Il primo è il co-finanziamento dei progetti di ricerca e sviluppo – attività che i Competence Center hanno già svolto nel primo triennio – attraverso dei bandi.Il secondo tipo di attività – una novità assoluta – è l’erogazione di servizi a condizioni agevolate: corsi di formazione, progetti di consulenza, servizi di assessment, attività di test-before-invest, consulenza brevettuale e servizi per ottenere crediti. Grazie alle risorse del PNRR le aziende possono godere di questi servizi a prezzi ridotti e, in alcuni casi, anche gratuitamente (i limiti dell’aiuto variano in base alle dimensioni dell’azienda e alla natura del servizio).Gli European Digital Innovation Hub (EDIH)Con poco meno di 150 milioni sono poi finanziati dei nuovi soggetti: gli European Digital Innovation Hub (EDIH).Gli EDIH nascono su iniziativa della Commissione Europea nell’ambito del programma Digital Europe con il preciso compito di diventare il punto di riferimento per le imprese che intendono sviluppare un percorso di digitalizzazione che faccia perno su tre ambiti: il super calcolo, la cyber security e l’intelligenza artificiale.Si tratta di strutture che possono avere rilevanza nazionale o (preferibilmente) territoriale. Per l’Italia la Commissione Europea ha selezionato 13 progetti che ha co-finanziato e assegnato ad altri 24 progetti il “Seal of Excellence”, un certificato di qualità.L’Italia, dal suo canto, ha provveduto a utilizzare una parte dei 350 milioni previsti dal PNRR sia per co-finanziare i 13 EDIH scelti dalla Commissione Europea, che hanno ricevuto 33,7 milioni dalla UE e altrettanti dall’Italia, sia per finanziare i 24 progetti Seal of Excellence con 114,5 milioni di euro.Che cosa faranno in concreto gli EDIH? Metteranno a disposizione di imprese e PA competenze e servizi a condizioni agevolate per test-before-invest, sviluppo e formazione delle competenze, supporto alle imprese per accedere ai finanziamenti pubblici e opportunità di networking a livello nazionale ed europeo.Warrant Hub al servizio delle imprese anche nel sistema di trasferimento tecnologicoWarrant Hub, da sempre attenta alle iniziative che possono aiutare le imprese ad affrontare con successo il percorso di digital transformation, ha messo le proprie competenze a disposizione di alcune di queste nuove realtà.La società parte di Tinexta Group è infatti partner del Competence Center Made capitanato dal Politecnico di Milano e del Bi-Rex di Bologna.È inoltre membro di due EDIH: I-Nest, il progetto nazionale che promuove l’adozione di tecnologie digitali avanzate con focus sulle tecnologie di rete e i servizi in cloud, e BI-REX++, la proposta nazionale focalizza su High Performance Computing e Big Data con capofila il Competence Center Bi-Rex.Alle aziende che si rivolgono a queste strutture Warrant Hub mette a disposizione la propria riconosciuta professionalità nella finanza agevolata, garantendo un aggiornamento costante e puntuale su tutte le opportunità di finanziamento a livello nazionale, grazie a un pool di esperti in materia Industria 4.0, soprattutto in chiave europea ed in ottica di accesso ai finanziamenti previsti dai bandi dell’UE.

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