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ESG, Innovazione, Sostenibilità

La Green Economy in Italia: un paese in crescita tra innovazione e sostenibilità

Posted on Dicembre 22, 2025

La green economy è un modello economico che si basa su principi di sostenibilità ambientale e mira a promuovere la crescita economica riducendo l’impatto negativo sull’ambiente.Questo modello abbraccia numerosi settori, tra cui le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, la gestione dei rifiuti, l’economia circolare e l’agricoltura sostenibile.Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, i numeri dell’Eco-Innovation Index diramati dalla Commissione Europea e pubblicati nel Report Greenitaly di Fondazione Symbola posizionano l’Italia nel gruppo degli Eco Leaders con una performance sempre al di sopra della media Eu-27 nell’ultimo decennio.L’Italia tra gli Eco LeadersL’Eco-Innovation Index valuta la capacità dei Paesi di sviluppare soluzioni innovative e sostenibili. L’Italia, grazie a un sistema produttivo caratterizzato da flessibilità e adattabilità, è riuscita a mantenere risultati superiori alla media europea, posizionandosi nel gruppo degli Eco Leaders.Nel quinquennio 2018-2022, sono state ben 510.830 le imprese che hanno effettuato eco-investimenti pari al 35,1% del totale ovvero più di 1 su 3, dimostrando una forte propensione al cambiamento.Questi eco-investimenti si concentrano soprattutto in settori strategici come l’edilizia sostenibile, la mobilità verde, la produzione manifatturiera ecocompatibile e la gestione dei rifiuti.Questa tendenza non solo contribuisce alla sostenibilità ambientale, ma crea nuove opportunità occupazionali: le figure professionali legate alla green economy rappresentano il 13,9% degli occupati totali, 3.222 mila unità impiegate in questo settore. Tra le nuove professioni emergenti troviamo i tecnici per l’efficienza energetica, i progettisti di edifici green e i consulenti per la sostenibilità aziendale.Il primato italiano nel riciclo: politiche e risultatiSecondo i dati Eurostat, poi, in Italia il tasso di avvio a riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali) ha raggiunto nel 2020 il record dell’83,4%, di gran lunga superiore a quello di tutte le grandi economie europee. Questo risultato non è casuale, ma è frutto di politiche locali mirate, come il sistema di consorzi di riciclo (ad esempio CONAI) e iniziative di economia circolare implementate a livello nazionale. Queste misure hanno contribuito a sviluppare una rete capillare ed efficiente di gestione dei rifiuti, riducendo al contempo l’impatto ambientale e creando valore economico.A cosa si deve questo stato di salute?Principalmente al fatto che essere ecologici conviene. E grazie al cielo il tessuto imprenditoriale italiano, formato per la stragrande maggioranza da piccole e medie imprese, opera e compete in uno scenario dove l’orientamento strategico di fondo poggia su solide basi culturali che vengono dal nostro passato rurale prima ancora che industriale. Riciclare, riparare, riutilizzare, minimizzare gli scarti sono concetti nati nell’economia reale delle nostre campagne e solo successivamente teorizzati all’interno dei modelli del Life Cycle Assessment.Per esempio, già nell’economia agricola tradizionale italiana, la rotazione delle colture, l’uso di materiali naturali e il riutilizzo degli scarti erano pratiche comuni che oggi ritroviamo nei moderni approcci sostenibili. Questa tradizione è stata trasferita nel settore industriale, dove le imprese italiane, specialmente quelle manifatturiere, hanno saputo applicare tali principi, generando risparmi economici significativi e aumentando la loro competitività sul mercato globale.Tutto questo, se portato ed applicato nelle fabbriche e nei laboratori, genera inevitabilmente risparmio e dunque maggiore competitività.Prospettive e sfide future: il ruolo del PNRRIn buona sostanza, il nostro Paese ha saputo costruire una base solida per lo sviluppo della green economy, che saranno utili per affrontare le nuove sfide della transizione ecologica: superare la cogenza normativa che si fa sempre più stringente in tanti settori, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e migliorare le infrastrutture, specialmente nelle regioni del centro sud.Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) gioca un ruolo cruciale in questo processo. Esso prevede di destinare fondi significativi per la transizione ecologica, con progetti che spaziano dall’ampliamento della rete di ricarica per veicoli elettrici, allo sviluppo di energie rinnovabili e all’efficienza energetica degli edifici. L’implementazione efficace di questi progetti sarà fondamentale per garantire che l’Italia non solo mantenga, ma rafforzi la sua posizione di leader nella green economy europea.ConclusioneIn sintesi, l’Italia ha dimostrato di essere all’avanguardia in Europa nel settore della green economy, grazie a un tessuto imprenditoriale dinamico e radicato nella cultura della sostenibilità. Tuttavia, per mantenere questa posizione e affrontare le sfide della transizione ecologica, sarà fondamentale investire in innovazione e formazione, creando un sistema economico resiliente e capace di prosperare in un futuro sempre più verde.

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