Negli ultimi anni è diventato sempre più evidente che la solidità di un’impresa non può essere misurata esclusivamente attraverso i risultati economico-finanziari di breve periodo. La capacità di creare valore nel tempo dipende sempre più dalla gestione consapevole dei fattori ambientali, sociali e di governance.
A partire dal 2026, questo principio diventerà ancora più concreto.
Secondo le nuove linee guida dell’Autorità Bancaria Europea (EBA), le banche europee dovranno integrare in modo strutturale i rischi ESG nei processi di valutazione del merito creditizio.
L’accesso al credito non dipenderà più soltanto da bilanci, cash flow e rating tradizionali: i fattori ESG entreranno ufficialmente nel perimetro dei rischi finanziari, al pari di quelli di credito, mercato e liquidità.
I rischi ESG come fattori economico-finanziari
L’approccio dell’EBA chiarisce un punto fondamentale: i rischi ESG non sono più variabili reputazionali o temi accessori di comunicazione.
Possono tradursi in effetti economico-finanziari concreti, tra cui:
- deterioramento della capacità di rimborso;
- perdita di valore delle garanzie;
- aumento dei rischi legali e operativi;
- shock settoriali legati alla transizione climatica o a cambiamenti normativi.
Di conseguenza, il profilo ESG di un’impresa potrà incidere direttamente su:
- accesso al finanziamento;
- condizioni economiche (pricing);
- durata del credito;
- richieste di garanzie e covenant.
Doppia materialità e valutazione del rischio
Un ruolo centrale in questa evoluzione è svolto dal concetto di doppia materialità.
Da un lato, le imprese devono valutare come i fattori ESG impattano sui risultati economico-finanziari e sulla resilienza aziendale nel medio-lungo periodo (materialità finanziaria).
Dall’altro, devono comprendere e governare gli impatti che le proprie attività generano su ambiente e società (materialità di impatto).
Questa chiave di lettura è ormai adottata da regolatori e istituzioni finanziarie per valutare la coerenza tra modello di business, strategia e capacità di gestione dei rischi nel tempo.
Un’impresa non preparata su questi aspetti rischia di vedersi penalizzata, anche in presenza di buoni indicatori economici storici.
Un cambio di paradigma per le imprese
L’integrazione dei fattori ESG nel merito creditizio rappresenta un vero cambio di paradigma.
La sostenibilità non è più solo un adempimento normativo o un esercizio di reporting, ma diventa un elemento strutturale della valutazione del rischio e della creazione di valore.
Per le aziende questo significa dotarsi di strumenti di analisi, governance e controllo capaci di tradurre i fattori ESG in informazioni misurabili, coerenti e rilevanti per il dialogo con il sistema bancario e finanziario.
Nel nuovo contesto regolatorio, sostenibilità e finanza non parlano più linguaggi separati: condividono gli stessi criteri di valutazione del rischio e della solidità aziendale.
Prepararsi oggi significa tutelare l’accesso al credito di domani.





